Le lezioni della pandemia: quattro visioni

Negli ultimi quindici mesi, il COVID-19 ha cambiato completa­mente la nostra quotidianità e la nostra vita. Quali lezioni si possono imparare dall’esperienza della pandemia per costruire, lavorare e vivere in modo sano in futuro? next floor ha chiesto a quattro esperti di delineare la loro visione di un mondo post-coronavirus.

JOËLLE ZIMMERLI

Sociologa, Zurigo

Il COVID-19 ha portato in primo piano la problematica della gestione dello spazio pubblico: le autorità ne consentono l’appropriazione incontrollata? Come gestiscono i problemi di inquinamento acustico? A chi concedono permessi per offerte ed eventi? Il COVID-19 ha chiarito quanto sia importante la qualità della fruizione degli spazi pubblici. Anche questo aspetto è legato al clima urbano: lontano dalle superfici asfaltate di facile manutenzione, verso spazi aperti liberi dal cemento e con una qualità di vita elevata e spazi pubblici più verdi.
La pandemia di COVID-19 ha intensificato anche le discussioni sulle planimetrie degli alloggi. Il telelavoro ha messo in luce i punti deboli dell’open space. Più stanze separate consentono alle famiglie numerose di vivere e lavorare anche in un piccolo appartamento. Per evitare che più persone possano disturbarsi a vicenda, occorrono cucine e soggiorni dotati di porte. Questo non significa che in futuro ci sarà solo questa tipologia. Le esigenze rimangono diverse, ma la capacità di separare gli spazi a favore di una maggiore privacy sta diventando più importante.

«Il telelavoro ha messo in luce i punti deboli dell’open space.»

Nel trasporto pubblico (TP), il COVID-19 tende a muoversi in una direzione che contraddice gli obiettivi politici per il futuro. A causa delle misure contro la pandemia, sempre più persone hanno riscoperto la comodità di spostarsi in auto rispetto ai treni affollati. Questi automobilisti pendolari dovranno essere innanzi tutto convinti a tornare al trasporto pubblico. In futuro diventerà anche più normale indossare la mascherina sui trasporti pubblici in inverno, che sarà non solo la stagione dell’influenza ma anche quella del COVID.
Sul piano privato, la pandemia ha portato uno scarso arricchimento personale. Quando ci si rapporta con lo schermo tutto il giorno, si desidera avere esseri umani con cui parlare almeno la sera o nei fine settimana. Quindi spero che le misure restrittive possano essere revocate presto. Ma ci vorranno sicuramente altri due anni prima che tutto si sistemi di nuovo nella vita quotidiana.

PHILIP LOSKANT

Architetto dell’ETH di Zurigo

Nel mio ambiente professionale ho notato che la pressione, solitamente costante, nel settore edile e immobiliare negli ultimi mesi è scesa. Ora pare esserci più comprensione e rispetto per le situazioni personali del prossimo. Inoltre, le persone parlano più apertamente delle loro preoccupazioni e dei loro desideri . Spero che continueremo a mostrare questa attenzione in futuro, sia nella nostra vita privata che nel mondo professionale. La pandemia ci insegna che dovremmo invece chiederci cosa ci rende felici qui e ora.
Gli ultimi mesi hanno dimostrato che la possibilità di riorganizzare gli spazi pubblici è fondamentale. All’inizio della pandemia, sembrava essenziale ridurre al minimo le occasioni di incontro tra le persone all’interno degli edifici. Ovunque l’accesso è stato riorganizzato a senso unico. In seguito, l’attenzione è stata spostata sul numero di persone negli ambienti stessi: le aree d’attesa per le lunghe code davanti ai negozi sono diventate improvvisamente importanti – intralciando i passanti negli spazi pubblici.

«A mio parere, in futuro gli edifici pubblici e gli spazi esterni dovrebbero essere progettati in modo più flessibile e generoso.»

A mio parere, in futuro gli edifici pubblici e gli spazi esterni dovrebbero essere progettati in modo più flessibile e generoso. In «tempi di pace» offrono aree per l’interazione sociale e, a volte, vengono occupati in modo inaspettato da parte di diversi utenti. In tempi di minaccia alla nostra società o a singoli gruppi – per qualsiasi motivo – devono essere abbastanza flessibili da permettere cambiamenti spaziali spontanei.
Ironicamente, il motto dell’urbanistica contemporanea è proprio la «densificazione» delle città – per ragioni di sostenibilità, ovviamente. Penso, tuttavia, che le città siano diventate meno attraenti con la pandemia. Sono tornate in voga le soluzioni abitative incentrate sulla famiglia in comunità piuttosto piccole. Questa tendenza è ulteriormente rafforzata dalla scoperta di nuove opzioni di telelavoro e dal divario di prezzo tra le aree urbane e quelle rurali. La forma di insediamento del futuro non è più il denso condominio di Zurigo, ma piuttosto nuclei sciolti di piccole case plurifamiliari e monofamiliari in comunità periferiche.»

ANNAMARIA MÜLLER

Presidentessa del consiglio di amministrazione degli ospedali di Friburgo

Il COVID-19 avrà senza dubbio un impatto sul modo in cui viviamo la nostra quotidianità a medio e lungo termine. Tuttavia, non credo che per questo dovremmo reinventare completamente il sistema sanitario. Gli ospedali e le cliniche sono abituati a trattare i pazienti contagiosi. Durante una pandemia, è importante che gli ospedali abbiano a disposizione personale e aree di trattamento sufficienti. Allo stesso modo, è apparso evidente che le «attività regolari» dovrebbero continuare normalmente. Sono quindi necessarie soluzioni che garantiscano sia l’efficienza delle attività regolari che la gestione di una situazione straordinaria.
La sfida nelle case di riposo e di cura è maggiore che negli ospedali. Questo perché le fasce di popolazione particolarmente vulnerabili corrono un doppio rischio: l’aumento della probabilità di infezione e decorsi più gravi della malattia. Per questo sono necessari edifici che permettano una maggiore distanza e isolamento, ma senza sprecare spazio prezioso né rinchiudere i residenti. Fortunatamente, la tendenza si sta già muovendo nella direzione dello smantellamento dei centri anziani «monolitici» a favore di forme individuali di alloggi adatti all’età. Questa tendenza, a causa del coronavirus, è destinata a crescere.

«Fortunatamente, la tendenza si sta già muovendo nella direzione dello smantellamento dei centri anziani ‹monolitici› a favore di forme individuali di alloggi adatti all’età. Questa tendenza, a causa del coronavirus, è destinata a crescere.»

Negli spazi pubblici, i concetti di igiene e protezione con obbligo di mascherina, le regole di distanziamento e le possibilità di igienizzazione continueranno probabilmente a far parte della vita quotidiana per molto tempo ancora. Per gli oggetti che vengono toccati da tutti, ad esempio mancorrenti, pulsanti e tasti dei distributori di biglietti, bancomat e parchimetri o negli ascensori, le soluzioni senza contatto sono molto richieste. Sono fiduciosa che con queste soluzioni, unite ai vaccini e all’aumento dell’immunità di gregge, potremo almeno tenere a bada la pandemia a lungo termine.

CHRISTINE NICKL-WELLER

Professoressa emerita di architettura al politecnico di Berlino, presidentessa del consiglio di amministrazione di Nickl & Partner

Fortunatamente, i nostri progetti architettonici non sono stati quasi toccati dalla pandemia. Siamo stati persino in grado di acquisire nuovi ordini e di continuare a lavorare in tutti i cantieri, ad esempio anche a Baden, dove la struttura al grezzo del nuovo ospedale cantonale è già stata realizzata e i lavori interni procedono secondo i piani. D’altra parte, nel nostro ambiente di lavoro, è stato un peso non poter mantenere il legame tra colleghi in ufficio, per esempio sotto forma di feste o gite collettive. Trovo che con la pandemia, la mia attuale area di competenza, la progettazione di ospedali ed edifici per la sanità, sia diventata più importante. Naturalmente, ne sono molto felice. Improvvisamente si è sviluppata un’ampia discussione sulla costruzione degli ospedali in particolare e sulla relazione tra salute umana e ambiente in generale. Il coronavirus ci ha mostrato la vulnerabilità del nostro sistema sanitario. La pandemia ha evidenziato l’importanza di investire in buone infrastrutture, anche per quanto riguarda le esigenze del personale infermieristico e le problematiche della professione medica. La questione della flessibilità nella costruzione degli ospedali è diventata ancora più centrale: come posso creare risorse in modo rapido e flessibile per affrontare le situazioni di crisi? Questo argomento mi interessa molto, dato che già da tempo ci occupiamo di costruzione modulare e dinamica – per esempio sotto forma delle «Pocket Clinics». Anche gli aspetti della cosiddetta «Architettura Curativa», come quelli integrati nel concetto del nuovo ospedale cantonale di Baden, diventeranno ancora più importanti in futuro.

«La questione della flessibilità nella costruzione degli ospedali è diventata ancora più centrale: come posso creare risorse in modo rapido e flessibile per affrontare le situazioni di crisi?»

 
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