2500 anni di storia

La storia iniziata con i Greci è oggi una parte importante di tutte le culture moderne. Un viaggio attraverso la storia degli stadi.

Una pista di terra battuta, lunga 192 metri e larga 32, fiancheggiata da bastioni ricoperti d’erba: lo stadio di Olimpia è stato il primo al mondo e si limitava all’essenziale. Tuttavia, all’epoca fino a 45'000 spettatori – tutti maschi – si riversavano su questa striscia di terra arida alla confluenza di Kladeos e Alfeios. I giochi di 2500 anni fa duravano cinque giornate ed erano una festa popolare sacra. Per potervi assistere, i visitatori sopportavano praticamente di tutto: un viaggio lungo e pericoloso e la rinuncia all’alloggio e ai servizi igienici – dormivano in semplici tende o all’aria aperta.
Lo stadio di Olimpia non era certo l’unico impianto sportivo di questo tipo nell’antica Grecia. Ma tutti erano costruiti allo stesso modo: al centro c’era la pista da corsa, che corrispondeva alla misura greca della lunghezza di uno stadio – 600 piedi. Ben presto lo stadio è diventato sinonimo di un campo sportivo con spalti per gli spettatori.

Il Lusail Iconic Stadium avrà 86'250 posti ed è previsto come sede della finale di Coppa del Mondo 2022.

Colosseo: un punto di riferimento fino ad oggi

Circa 500 anni dopo, i Romani hanno iniziato a costruire anfiteatri. Non vi si tenevano competizioni sportive, ma sanguinose lotte tra animali e gladiatori e corse di carri. Tuttavia, gli anfiteatri di allora avevano già una quantità incredibile di elementi in comune con gli stadi odierni.
Il Colosseo di Roma – il più grande anfiteatro mai costruito – è ancora oggi un punto di riferimento: «Gli antichi romani erano maestri nella costruzione di edifici. Sono riusciti a costruire terrazze per gli spettatori ripide e allo stesso tempo alte, così che nelle loro arene si è creato un effetto crogiolo che ha avvicinato gli spettatori all’azione», spiega Bernhard Hachleitner. Esperto nel campo della costruzione di stadi, ha scritto la sua tesi di laurea sulla storia dello stadio Ernst Happel di Vienna.

Emozioni attraverso l’architettura

Il Colosseo aveva 80 gradinate e ospitava 50'000 spettatori. Al centro c’era l’arena ellittica dove si svolgevano i combattimenti e le corse delle bighe. Se necessario, l’arena poteva essere allagata per lo svolgimento di battaglie navali – le cosiddette naumachie. «Gli antichi romani sapevano già molto bene come mettere in scena uno spettacolo attraverso l’architettura e come suscitare emozioni», afferma Bernhard Hachleitner.
Ma il vero capolavoro dei romani era la logistica. «I 50'000 spettatori del Colosseo potevano essere evacuati entro otto minuti, se necessario. Se le conoscenze dei romani di allora fossero state applicate in modo coerente, alcune catastrofi negli stadi del secolo scorso sarebbero state probabilmente evitate», aggiunge Bernhard Hachleitner. Altrettanto importanti quanto il convogliamento delle masse di spettatori erano i numerosi argani a fune e i sistemi di ascensori con i quali i materiali, i palchi e i fondali potevano essere trasportati dentro e fuori dall’arena.

Lo stadio di Olimpia è stato ricostruito nel 1961 nella forma che aveva nel IV secolo a.C. L’antico impianto sportivo poteva contenere 45'000 spettatori.
Il Panathinaiko di Atene è lo stadio dei primi Giochi Olimpici dei tempi moderni tenuti nel 1896. Venne ricostruito sulle fondamenta dell’antico impianto sportivo.

2000 anni di stasi

La caduta dell’Impero Romano ha comportato anche la fine di importanti eventi per lungo tempo. Gli anfiteatri di un tempo sono stati trasformati in abitazioni e depositi di materiali oppure demoliti e utilizzati come fonte di materiali da costruzione per nuovi edifici, molto meno spettacolari. «La nobiltà aveva paura degli eventi di massa, perché potevano diventare un terreno fertile per idee rivoluzionarie», dice Bernhard Hachleitner. I tornei cavallereschi del Medioevo erano quindi sempre eventi elitari con pochi e selezionati spettatori.
Ci sono voluti quasi duemila anni prima che la cultura degli stadi vivesse una rinascita. Nel 1806 Napoleone ha fatto costruire a Milano una delle prime arene della nuova era: l’Arena Civica è stata eretta interamente secondo il modello romano. Oltre alle competizioni sportive, qui è stata fatta rivivere la cultura romana sotto forma di corse di cavalli e carri e di battaglie navali.
La seconda forza motrice è stato il movimento olimpico, che nel 1896 ha organizzato ad Atene i primi Giochi Olimpici dell’era moderna. Anche in questo caso si respirava ancora molta nostalgia: l’evento è stato fortemente influenzato dalle competizioni degli antichi greci e modellato sulla sede di Olimpia.

L’edificazione degli stadi promossa dal calciou

«Così i primi passi nella ripresa dei lavori di costruzione degli stadi sono stati compiuti secondo i modelli romani e greci», spiega Bernhard Hachleitner. Ma poi, alla fine del XIX secolo, in Europa e negli Stati Uniti sono stati costruiti sempre più stadi così come li conosciamo oggi. «I fattori trainanti sono stati l’industrializzazione, la crescita delle città e il conseguente cambiamento sociale.» E poi: «Lo sport è diventato sempre più un business con cui fare soldi.»
Il primo sport a generare professionisti è stato il calcio. «Nel 1860, il football in Inghilterra era così popolare che ci si poteva guadagnare da vivere.» Al tempo stesso alimentava anche i desideri e i sogni della gente comune: con lo sport si poteva salire sulla scala sociale, diventando ricchi e famosi. E gli eventi sportivi significavano adrenalina pura – l’intrattenimento più spettacolare, che allo stesso tempo promuoveva il sentimento collettivo delle comunità e dei gruppi di tifosi. Panem et circenses – pane e giochi circensi: come ai tempi dei romani, le competizioni sportive offrivano l’opportunità di sfuggire alla dura vita quotidiana dell’epoca.

L’Arena Civica è una struttura polivalente di Milano. È stata inaugurata nel 1807 come anfiteatro.
Lo stadio di baseball dei New York Yankees nel sud del Bronx del 1923. Nel 2009 è stato sostituito dal nuovo Yankee Stadium.

Stadi per il calcio e l’atletica leggera

All’inizio del XX secolo, sempre più città volevano il proprio stadio. Erano elementi di prestigio con cui i comuni potevano scrollarsi di dosso l’immagine di provincialità, aumentare la loro attrattiva e offrire qualcosa in più ai loro abitanti. Le specifiche architettoniche erano più o meno sempre le stesse: al centro c’era un campo da calcio, circondato da una pista da corsa.
Il metodo di costruzione classico permetteva di utilizzare gli stadi in modo multifunzionale – soprattutto per le discipline olimpiche estive e per il calcio. A quei tempi, lo Stadio Olimpico di Amsterdam e lo Stadio del Prater di Vienna erano all’avanguardia. L’architettura dello stadio all’epoca era piuttosto funzionale, ma per quanto riguarda la logistica e l’orientamento degli spettatori venivano adottati approcci innovativi: come nel Colosseo romano, le masse potevano essere evacuate rapidamente, mentre brevi vie di trasporto all’interno garantivano un funzionamento della struttura senza problemi.

Dai posti in piedi a quelli a sedere

Le dimensioni degli stadi, cresciute fino agli anni ’60, rappresentavano un criterio importante di distinzione. Sempre più spesso le rivolte e il panico creavano disastri negli stadi, portando a un ripensamento della costruzione e del funzionamento di queste strutture. Gli americani, i cui stadi con il tempo erano diventati sempre più adatti alle famiglie e allo stesso tempo più esclusivi, sono stati pionieri in tal senso. I posti in piedi sono scomparsi progressivamente e con i posti a sedere è cambiato anche il pubblico. Anche l’architettura esterna degli stadi si è trasformata: i nuovi tipi di design delle facciate, gli involucri esterni organici e i tetti spioventi conferiscono oggi agli stadi moderni un volto individuale; spesso il retro delle tribune non è più visibile dall’esterno e il campo da calcio o la pista da corsa non danno più forma all’intero edificio.
I posti in settori esclusivi e la ricca offerta gastronomica sono diventati sempre più importanti. Al centro di tutto questo ci sono gli ascensori: permettono ai VIP di entrare direttamente in un’area protetta, mentre la rapidità dei servizi di ristorazione per tutti gli spettatori dello stadio dipende dall’efficienza dei percorsi di trasporto.

Lo Stadio Olimpico di Amsterdam nel quartiere di Stadionbuurt. Venne costruito come sede principale delle Olimpiadi estive del 1928.
Lo Stadio Olimpico di Londra per i Giochi del 2012 è ora utilizzato principalmente come stadio di calcio con strutture per l’atletica leggera.

La televisione influenza l’architettura

Con la televisione satellitare, il pubblico degli eventi sportivi è cresciuto in modo stratosferico. Ad esempio, 3,75 miliardi di persone – circa la metà della popolazione mondiale – hanno guardato i Mondiali di calcio del 2018 in televisione. E ai Giochi Olimpici di Londra del 2012, gli spettatori sono stati 4,8 miliardi. Gli stadi moderni devono quindi essere costruiti non solo per il pubblico dal vivo, ma anche per i telespettatori.
«Fino agli anni ’70, quasi tutti i principali stadi in Europa erano dotati di una pista da corsa. Erano per lo più gestiti dalle città che per molto tempo non sono state interessate a finanziare stadi di calcio puri e semplici», racconta Bernhard Hachleitner. «Negli stadi classici, tuttavia, questa pista da corsa è un elemento di disturbo tra il campo di calcio e il pubblico – in televisione, questi stadi non sembrano essere adeguatamente riempiti e la loro atmosfera non trasmette grandi emozioni.» L’architettura dello stadio ha dovuto quindi adattarsi alle esigenze televisive, ovvero immagine, luce e suono. «Dagli anni Novanta in poi, quindi, sono stati costruiti stadi di calcio dove non ci sono più piste da corsa per l’atletica leggera.»

Ben 3,75 miliardi di persone – circa la metà della popolazione mondiale – hanno guardato i Mondiali di calcio del 2018 in televisione.

Stadi sportivi modulari

E oggi? Gli imminenti Mondiali di calcio in Qatar hanno portato un ulteriore cambiamento. Mentre un tempo gli stadi venivano costruiti esclusivamente per un grande evento e poi rimanevano vuoti, fallivano o venivano demoliti, oggi l’attenzione si concentra sulla modularità e sulla riconversione: dall’Iconic Stadium, ad esempio, nasceranno in seguito scuole, negozi e caffè, e i sedili in eccesso saranno messi a disposizione per altri eventi sportivi in tutto il mondo. Lo stadio Al Thumama offrirà 40'000 posti a sedere per la Coppa del Mondo, al termine della quale ne verranno smantellati 20'000. E lo stadio Ras Abu Aboud, anch’esso con una capacità di 40'000 spettatori, è costruito con container riciclati e può essere completamente smantellato dopo i Mondiali. (si veda anche l’articolo «Le icone tra gli stadi sportivi»). La tendenza sta quindi tornando verso gli stadi multifunzionali. La modularità permette di soddisfare le esigenze sia del pubblico dal vivo che di quello televisivo. Dopo 2500 anni, la sostenibilità è ancora una volta l’essenza stessa dell’architettura degli stadi.

Lo stadio Maracanã di Rio de Janeiro. Quando fu completato nel 1950, era il più grande stadio di calcio del mondo con una capienza di 200'000 spettatori.
Articolo precedente Alla panoramica Articolo successivo

0 Commenti

Somma 2 a 1.